Massimo Introvigne
CATTOLICI, ANTISEMITISMO E SANGUE
Il mito dell’omicidio rituale

pp. 144 – € 16,00
ISBN 88-7198-489-7


La letteratura sulle accuse di “omicidio rituale” di bambini (e talora adulti) cristiani rivolte agli ebrei è immensa. Decine di processi sono stati ricostruiti minuziosamente, e si è tentata anche qualche interpretazione d’insieme. Curiosamente, uno dei documenti più spesso citati di questa letteratura, nato in lingua italiana, non è mai stato pubblicato in Italia. Si tratta del voto approvato il 24 dicembre 1759 preparato per il Sant’Uffizio dal cardinale Lorenzo Ganganelli, che diventerà più tardi papa con il nome di Clemente XIV. Riprendendo una tesi che compare in documenti del magistero pontificio fin dal Medioevo, il voto mette in guardia i cattolici dal prestare fede a false accuse contro gli ebrei, e presenta la questione dell’omicidio rituale come quella che oggi chiameremmo una leggenda urbana, non senza ricordare che le stesse accuse erano state rivolte dai pagani ai primi cristiani.
Il testo del futuro Clemente XIV è preceduto da uno studio che fa luce sui rapporti – complessi ma mai univoci o unilaterali – fra la Chiesa cattolica e il mito dello “omicidio rituale”, che esponenti del mondo cattolico hanno nei secoli accreditato sia, come nel caso del voto del cardinale Ganganelli, autorevolmente smentito e combattuto. Il mito dell’omicidio rituale è quindi inquadrato in una sociologia dell’antisemitismo che ne mette in relazione la diffusione con epoche di crisi e distensione in cui, poste di fronte a nemici esterni, le religioni maggioritarie si mostrano più sensibili alla tentazione dell’intolleranza nei confronti di avversari e concorrenti interni, contro i quali anche le accuse più estreme sono più facilmente credute e rimesse in circolazione.

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