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"Voglio la Roma attuale con il suo modernismo urlante in mezzo alle sue antichità, con il suo popolino e la sua borghesia. Tutto questo sarà studiato sul posto”. Il 31 ottobre 1894 Émile Zola, allora all’apice della sua fama, arriva nella Città Eterna, da poco capitale dell’Italia unita. Durante il mese che vi passa annota giorno per giorno impressioni e dati, che serviranno per la stesura del suo romanzo Rome. “La sua è una scrupolosa ricognizione su contesti urbani e paesistici, su condizioni sociali e umane, condotta con l’analiticità di chi deve poi servirsi di questi appunti per un fine ben preciso”, scrive Cesare de Seta nella prefazione. “Zola è del tutto insensibile al tarlo erudito, non si commuove né dinnanzi alle reliquie antiche né al cospetto delle basiliche cristiane: è un irriducibile laico che scruta, annota con la precisione di un cronista e di un sociologo, con l’analiticità di un obiettivo fotografico che non sa cosa sia il pittoresco e il sublime…Roma magma di case e di palazzi, di affaristi e di speculatori ha poco o nulla a che vedere con l’antica capitale dei Cesari o dei papi”. Riuscirà ora a diventare una capitale moderna? Zola è scettico di fronte ai segni della decadenza di una civiltà: “Una aristocrazia morente e dissipatrice di immense fortune, una borghesia imprenditoriale inesistente, un ceto burocratico indolente e incapace, un popolo tornato bambino, povero, sporco e ignorante e ozioso”. Al di là dell’acutezza delle osservazioni e della vivacità della scrittura, questo Diario è pure un documento storico che apre anche, a oltre un secolo di distanza, inquietanti interrogativi sulla Roma di oggi.

 

Émile Zola (1840-1902) scrittore francese di padre italiano, caposcuola del naturalismo di cui fissò i principi nel saggio Il romanzo sperimentale (1880). Coinvolto in varie polemiche, si schierò con gli innocentisti nel caso Dreyfus, scrivendo un pamphlet (Accuso!, 1898) che gli costò la condanna a un anno di prigione (vi sfuggì riparando in Inghilterra). Dopo il primo successo, Thérèse Raquin (1867), concepì il ciclo dei Rougon-Macquart, 20 romanzi (1871-1893), fra cui Il ventre di Parigi (1873), L’ammazzatoio (1877), Nanà (1880), La bestia umana (1890), La disfatta (1892): spietati quadri di vita sociale, culturale e politica, secondo i canoni del determinismo positivistico.

 

Émile Zola

DIARIO ROMANO

pp. 220 + 8 tav. fuori testo - Euro 12,91 - Cartonato