Addio a Mario Iannaccone, un irregolare tra mistica, esoterismo e letteratura
Saggista prolifico, ma anche narratore, aveva 62 anni. Si era laureato in Storia del cristianesimo all’Università Statale di Milano nella metà degli anni Novanta, con Remo Cacitti, discutendo una tesi sul potere dell’immaginazione e sull’arte della memoria negli Esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola: un lavoro che aveva già la caratura di una tesi di dottorato. Fin da subito, però, aveva maturato una certa insofferenza verso il mondo accademico. Così, davanti alle opportunità che gli si aprivano nella ricerca universitaria, preferì ritagliarsi una strada autonoma. Visse da intellettuale freelance, dividendosi tra docenze in corsi di scrittura creativa, traduzioni, curatele e consulenze editoriali, ricerche genealogiche su commissione, collaborazioni con riviste e quotidiani. I suoi interessi così variegati – dall’esoterismo alla mistica cristiana, dalla critica televisiva alle biografie di grandi romanzieri, fino ai carotaggi nella storia contemporanea – erano tenuti insieme da un filo d’Arianna, anzi da un fascio di fili: la profonda fede cattolica, la volontà di comprendere le forze spirituali che si muovevano dietro i fenomeni culturali, la contemplazione della bellezza, soprattutto letteraria. Lascia dietro di sé un’enorme opera di saggistica e, in misura minore, di narrativa (Andrea Galli, « Avvenire »).